Archivi del mese: marzo 2007

<b>Comunicazione di servizio</b><br>
I commenti di A. sono stati cancellati non per censura, ma perché non ti va che su questo blog appaia a chiare lettere il nome del tuo posto di lavoro. Sei disponibile, eventualmente a parlarne in altra sede.<br>
Senza rancore, davvero.

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<p>Stamattina ti sei resa conto di quanto ti manchi lo spinning dopo due settimane che non ci vai perch&eacute; ascoltando la canzone che passava nel <em>cosino della musica</em><sup><span lang=”IT” style=”mso-ansi-language: IT”><font face=”Times New Roman” size=”2″>&copy;</font></span></sup>&nbsp;hai pensato a quanto fosse adatta ad una lezione tanto da farti visualizzare una sequenza.<br />
Ma quello che volevi dire &egrave; altro.<br />
Ieri sera tornando a casa hai assistito a un litigio tra due automobilisti: uno che usciva da un portone e una che invece stava sulla carreggiata. Tu non hai visto nulla e in fondo non doveva essere successo niente, ma quello che ti ha colpito era ci&ograve; che si dicevano. Lei strillava: &quot;Esci da l&igrave; e vuoi pure aver ragione?&quot; e lui: &quot;Fatti di meno! Compra roba migliore!&quot;<br />
Tu non sai chi avesse ragione, ma ci&ograve; che ti ha colpita era che lei si focalizzava sulla ragione del litigio, mentre lui la buttava sul personale, offendendo la persona e non il comportamento. E’ una dinamica che hai notato anche durante i litigi con una coppia di amici: lei si concentrava sulla questione stringente, mentre lui, messo alle strette dall’evidente torto, ma non volendo ammettere che non aveva ragione, cominciava ad attaccare lei come persona e a mettere in dubbio la loro relazione.<br />
Due casi non fanno statistica. <br />
Per&ograve; ti hanno fatto pensare. E’ una questione contingente? E’ una questione di carattere? E’ l’atteggiamento di chi ha torto e non lo vuole ammettere? E – classico – sono pi&ugrave; gli uomini o le donne ad ammettere di avere torto?</p>

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<p>Stamattina sei arrivata in ufficio con l’i-pod che ti sparava nelle orecchie un doppio live di una star sulla breccia da almeno vent’anni. E mentre camminavi a ritmo di musica hai incontrato il fattorino &quot;mucchietto d’ossa&quot; e ti &egrave; venuto da ridere, perch&eacute; la canzone che stavi ascoltando aveva all’incirca la sua et&agrave;, anzi forse lui non era ancora nato, mentre tu gi&agrave; la ballavi quando era uscita ai tempi.<br />
Ti &egrave; venuto tanto da ridere per questa cosa e cos&igrave; hai affrontato i quattro piani di scale con la musica a tutto volume e il brio di una coreografia di step, cosicch&eacute; al secondo piano eri ormai senza fiato ma non senza buonumore.</p>
<p>OST: I should be so lucky – K. Minogue</p>

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<strong>Lui chi &egrave;?<br />
</strong>Una sera, tornando dalla palestra hai trovato sul cellulare una chiamata senza risposta di un tizio che non ricordi chi sia. Il tizio in questione &egrave; regolarmente registrato sulla tua rubrica con il nome di battesimo e l’iniziale del cognome. Quindi significa che lo conoscevi abbastanza, eppure per quanto tu ti sia spremuta le meningi non ti sono tornate alla mente n&eacute; la faccia del tizio, n&eacute; le circostanze che vi hanno fatto conoscere al punto di scambiarvi i numeri di telefono.<br />
Te ne sei dimenticata fino a oggi, che hai acceso il telefonino alle tre, alla fine di una riunione fiume. Aveva chiamato ancora. Tu continui a non ricordarti di lui.<br />
Ma pi&ugrave; della curiosit&agrave;, quello che ti chiedi &egrave;: se non ti ricordi di lui vuol dire che &egrave; un bel pezzo che non lo senti. Cosa porta questo tizio del tuo lontano passato a insistere per ben due volte a cercare una che si &egrave; dimenticata di lui?

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Uscire di casa la mattina mentre il bar sforna le brioche alla marmellata e venire avvolta dal loro profumo.

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<p>Ieri sera, in un grande magazzino dell’elettronica, ti guardavi in giro in attesa che ti sostituissero il modem guasto (eh s&igrave;, il primo che hai comprato era guasto, anzi <em>sputtanato</em> &egrave; stato il termine tecnico che ha usato l’assistenza telefonica del produttore) ti guardavi intorno nei corridoi e sei stata colpita dalla scritta pubblicitaria di un laptop: &quot;In un<strong>'</strong>attimo crei il tuo blog…&quot;<br />
Un apostrofo bianco su fondo nero che ti ha traumatizzata per il resto della serata.<br />
Dalle pagine virtuali di questo blog i sentiti complimenti all’ufficio comunicazione di uno dei leader mondiali nella produzione di computer.</p>

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Dalle pagine virtuali di questo blog un sentito ringraziamento a quel sant’uomo di <a href=”http://artatamente.splinder.com&#8221; target=”_blank”>Ubikindred</a>, che ieri &egrave; stato al telefono con te almeno mezz’ora per aiutarti a collegare l’ADSL di casa. E ora funziona!

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Venerd&igrave;, dopo essere uscita dall’ufficio con il tuo solito carico di frustrazione e inadeguatezza per il tuo lavoro e il mantra &quot;non ce la faccio non sono capace&quot;, ti sei resa conto che le sorti di tutta la comunicazione del secondo gruppo bancario italiano poggiano sulle tue fragili spalle e poich&eacute; di tragedie nell’ambito non ne sono ancora successe, alla fine vuol dire che sei proprio brava.<br />
Poi sei uscita a cena con tre donne deliziose ed &egrave; stata una splendida serata, poi te ne sei tornata a casa e ti sei resa conto che loro tre, che hanno tutte pi&ugrave; o meno la tua et&agrave;, sono gi&agrave; responsabili di altre persone e a quel punto ti sei domandata il significato della parola <em>carriera</em> in generale e per te.

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<strong>La Chiesa motivazionale*<br />
</strong><font size=”1″>AVVERTENZA: questo post non &egrave; anticlericale, ma irriverente s&igrave;. Astenersi commentatori bigotti, privi di senso dell’umorismo e Mastella.</font><br />
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Chi conosce via Pier della Francesca a Milano sicuramente conosce anche il Gattopardo, almeno da fuori: una chiesa sconsacrata trasformata in locale notturno. Era una bella chiesa, dei primi del Novecento, coi soffitti alti: l’altare &egrave; diventato il bancone del bar, la zona organo il priv&egrave;. Le nicchie sono rimaste, senza le statue dei santi, anche il pavimento &egrave; quello originale. Per i fedeli della zona &egrave; a disposizione a circa una cinquantina di metri una chiesa moderna anni Ottanta, di indiscutibile bruttezza. Come ebbe a dire una volta Drew: &quot;Se io fossi un’abitante della zona sarei incazzata nera ad andare a Messa in una chiesa cos&igrave; brutta con una cos&igrave; bella sconsacrata&quot;.<br />
Davanti a quella brutta chiesa ci sei passata domenica scorsa passeggiando con Stear. Hai avuto l’impressione che fosse gestita da un parroco da film americano, di quelli che cercano di attrarre i deviati della societ&agrave;: davanti alla facciata pende una gigantografia del faccione di Ges&ugrave; con l’aria mite su sfondo azzurro, tutt’intorno una serie di striscioni con slogan tipo &quot;Diventa ci&ograve; che sei&quot; (sic) e altri sullo stesso tenore.<br />
L&igrave; davanti sei ripassata sabato sera dopo aver mangiato una piadina alla Pi&egrave;, saranno state le undici. La chiesa era incredibilmente aperta. Sui, su ambo i lati, grosse candele accese, dall’interno veniva musica di organo a volume altissimo. Che anche la chiesaccia l&igrave; sia diventata un locale? O forse cercava di convertire alla frequentazione cristiana i giovani avventori dei locali fighetti l&igrave; attorno? Con quali speranze?<br />
Tu eri incuriosita, volevi entrare a vedere, Stear ti ha trascinata via, verso la macchina. Visto che l’agnostica tra voi due sei tu, questo dovrebbe far pensare.<br />
<br />
<font size=”1″>* la definizione &egrave; tua</font>

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Imbarazzo degli imbarazzi: ieri sera una tizia nello spogliatoio della palestra non ha fatto altro che guardarti le tette.

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