<strong>Di ritorno dal corso degli orrori nella villona brianzola<br />
</strong>Una via di mezzo tra the Blair Witch Project, il Grande Capo e un reality tipo l’Isola dei Famosi.<br />
Hai un collega psicopatico, la villona era orribile, il corso per&ograve; non era male.<br />
Siete tornati sani e salvi tutti e sei, da non credere, con tutto lo spazio che c’era per imboscare cadaveri.<br />
Tu, dopo tre giorni a svegliarti la mattina alle sei e venti, tornare a casa alle otto meno un quarto (dopo ore di sgradevoli negoziazioni e un pranzo mal cotto), scapicollarti in palestra, tornare a casa, consumare una cena precaria davanti alla televisione e crollare nel letto senza voglia di fare nient’altro, hai cominciato a capire quella fetta di popolazione che nel fine settimana consulta le offerte del credito al consumo per comprarsi il macchinone o le vacanze ai Caraibi.<strong></strong>

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37 commenti

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37 risposte a “

  1. ma come, tornavi a casa? credevo che dormissi anche nel villone brianzolo! comunque, bentornata 🙂

  2. no, guarda, dormire là neanche i terroristi internazionali, quel posto è peggio di guantanamo!
    🙂

  3. alle 6.20?! Non sarei sopravvissuta.
    Ti meriti una vacanza, non c’è dubbio.

  4. in effetti non sono sicura di essere sopravvissuta. stasera controllo

  5. anonimo

    Non solo.

    Ho passato il punto di non ritorno. Sai qual è, Beth? E’ il punto in un viaggio giunti al quale è più lungo tornare indietro che andare avanti. E’ come quando gli astronauti vanno nei casini. Tipo, qualcuno ha fatto qualche cazzata e bisogna riportarli a terra. Ma hanno passato il punto di non ritorno. Erano sull’altra faccia della luna e privi di contatto radio per ore. E tutti aspettano di veder comparire dall’altro lato un gruppo di morti in una lattina. Beh, quello sono io. Sono sull’altro lato della luna, ora, e tutti dovranno aspettare di vedermi comparire.

    Ti ricordi Bill Foster inUn Giorno Di Ordinaria Follia?”

    T

  6. La tua settimana è stata peggio della mia. che già è stata schifosa dal punto di vista del lavoro!

  7. Oh, si, il “popolo delle rate”. In fondo anche noi siamo italiane.

  8. T non ho capito. Sicuro di non aver sbagliato finestra dei commenti?

  9. Ma eravate in 6. Era proprio necessario il villone nel brianzolo? 😀

  10. maldi: e non è ancora finita!
    lady: il popolo dei frustrati mi sa 🙂
    mary: ma infatti. potevamo farlo in una sala riunioni in sede che eravamo tutti più contenti

  11. anonimo

    Si si Lise. E’ Michael Douglas in Un Giorno di Ordinaria Follia, prima di uscire e fare una strage…

    T

  12. Ma almeno una cosina che ti andata bene c’è ???

    Captain’s Charisma

  13. anonimo

    Eh… pensavo all’alternativa al credito al consumo…

    T

  14. Il macchinone stressa. Vacanza ai Caraibi decisamente meglio.

  15. ah a quello serviva il corso, a capire… ne avrei bisogno anche io, allora. però se non mi fanno dormire nel villone non ci sto, guantanamo o non guantanamo.

  16. T: aaaahhhh! (scusa, sono un po’ tarda). no, è che un posto del genere si prestava un sacco a fare una strage e il collega psicopatico genere serial killer in effetti ce l’avevamo
    miles: non so. allora perché c’è tanta gente col macchinone?

  17. oltranzista, scommetto che appena vedi il villone vuoi tornare a casa subito (specie se ci hai anche mangiato)

  18. anch’io ti pensavo nella villona, con i letti a baldacchino e la colazione servita in camera…
    quella con le arance spremute al momento…. con il cmeriere che ti chiede come gradisci il croissant…no, eh?
    (troppi film. Troppi troppi film).

  19. Amica lise, perchè il viaggio ai Caraibi non è un simbolo fallico e in più non puoi andarci in giro per fare invidia ai vicini di casa…
    P.S.
    Beh, mi conosci, sono un vecchio idealista! 😉

  20. yukiko, a dire il vero anch’io pensavo fosse quel genere di villona (senza brioche e cameriere però), invece è un posto più moderno, con la moquette senape tutta scolorita, gli infissi anni sessanta, le finestre rotte, il riscaldamento mal funzionante, l’illuminazione da pollaio. bruttissima. ieri ne parlavo con stear e gli ho detto che è un posto talmente brutto che non ci farei neanche seppellire il mio cadavere

  21. sei finita nella bettola del grande fratello, quindi.
    Magari è uno dei luoghi prediletti dal dispenser e dagli altri piedistallisti, non parliamone troppo male 😛
    (lise, mi si è offeso, cazzarola).

  22. anonimo

    Ubi mi ha tolto il commento dalla tastiera.
    Ecco, vedi, io niente macchinone e niente viaggio ai caraibi, ma nemmeno credito al consumo. Però è così tutti i giorni con piccole differenze (le 6.20 del mattino?!? Oddio).
    in qualche modo mi salvo. O no.
    cc

  23. carcarlo, un collega psicopatico come il mio te non ce l’hai, ne sono assolutamente certa

  24. Carcarlo, una capa pazza come la mia tu non l’hai manco mai sognata.

  25. ben tornata lise! però insomma, orrendo per orrendo, se dormivi nel villone dopo tre giorni scattava l’accoppiamento selvaggio. garantito. (per questo noi si amano i convegni)

  26. però tu hai questa buona abitudine della palestra che potrebbe indurti a desiderare un tapis roulant ultimo modello.

  27. quanto è vero il tuo post…

  28. plettrude guarda, ti posso provare che si tratta di un’opzione scientificamente impossibile

  29. anonimo

    Well, now, welcome to real life. Waking up at 6:15, dropping the daughter off at 7:30, in the office by 8:45 and until 6-7ish in the eve, back home around 8, right on time to cook dinner and have 1 hour quality time with the daughter and about 1/2 hour with the hubby (including approx. 10 mins of steamy heartfelt sex). Tiring and stressful? Yes. Depressing? NO. Because nothing beats coming home to a true companion and a messy overthetop child, after a day of rewarding work. Clearly, if we could all support ourselves withouth working AT ALL…
    *ik*

  30. well, if the work is rewarding and when you go home you find what you like, why being depressed?
    but I expect such people not liking their job (and often not also liking their life at home), probably not depressed but unsatisfied (so looking for satisfaction in commodities and status-symbols).
    but it was just a fantasy

  31. Io ho appena deciso di vendere la mia macchinetta e di non comprarne più! niente macchina, niente credito al consumo, ma mi sa che una settimana in panciolle al sole di qualche mare caldo non me la toglierà nessuno. quanto mi piace essere così italiana!!!!
    bentornata Lise, anche io ti immaginavo stile “Elisa di Rivombrosa”!

  32. ti è andata bene, io so di colleghi che dopo certi ritiri non si son più parlati…e poi un tipo mi ha raccontato che in un eremo in abbruzzo ha assitito a dei fenomeni paranormali come l’accensione improvvisa di lampadine.

  33. lavori con agata di “agata e la tempesta”? 🙂
    in effetti con il collega psicopatico non ci voglio più parlare, ma tanto non ci parlavo neanche prima. mi pare però che lui si sia offeso con un altro collega e non gli parli più, fatto di cui il secondo collega è ben contento

  34. ah questi ritiri! sono sempre un crogiulo di odi e incomprensioni.
    delle lampadine me l’hanno raccontato, sarà una cavolata?

  35. boh, magari era solo una lampada malfunzionante, qualche tempo fa a me è successa la stessa cosa con le lampade del ballatoio di casa

  36. anch’io ti pensavo in luogo stile “elisa di rivombrosa” o, molto più prosaicamente, stile villa de “la pupa e il secchione”….:-) Sfugge davvero, dalla tua descrizione, la necessità di fare il corso in un posto del genere….

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