Archivi del mese: dicembre 2005

Agente Lise in missione speciale a Berlino dal 2 al 6 gennaio prossimi venturi.
Aggiornamenti su questo blog a partire dal 9 gennaio 2006.

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Archie è in città per le feste e organizzate un aperitivo tra (ex) colleghi per salutarlo. Tu arrivi trafelata dopo una frenetica giornata di lavoro, tutta sbilenca e pallida e Stear tra l’altro sta amabilmente chiacchierando con un’amica di Archie, oltretutto molto carina. Tu se avessi la forza le caveresti gli occhi, ma non vuoi comportarti come la fidanzata del pupazzetto, così fai finta di niente come una qualunque persona dotata di sano buonsenso (che?) e ti accasci sul primo sgabello disponibile.
Poi alcuni colleghi salutano, la gattamorta pure e finisce che rimanete in quattro: tu, Stear, Archie e il suo caro amico Frank.
"Allora, vi sposate o no voi due?" bercia Archie ad un certo punto.
"Ma sì!" risponde Stear come se restasse ormai solo da fissare la data.
"Sì?", domandi tu in un soffio scivolando dallo sgabello.
"Ma no, non abbiate fretta!" si intromette Frank e il discorso cambia.
Tu però quel ma sì! non riesci a togliertelo dalla mente, non sai se fosse serio o no, ma da ieri sera qualcosa canta dentro di te.
E chi lo avrebbe creduto mai?

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Tornando a casa dal fine settimana natalizio al Borghetto, hai trovato Elle nella casella della posta. Oltre alla rivista c’era un inserto sulle feste e dentro questo inserto (sarebbe stato tanto carino altrimenti!) si parlava di alimentazione sotto le feste. Si suggeriva una disintossicazione alimentare prima dei bagordi. Ora qui ci vorrebbe la Littizzetto: ma insomma! Se una abbonata modello si trova la rivista nella casella delle poste il 26 dicembre, come fa a fare una dieta disintossicante prima delle feste? Vabbe’. Si può pur sempre fare dal 26 al 31, hai visto mai.
Comunque pareva una cosa seria, validata da Henry Chenot, uno per bene, uno famoso.
C’era prima un test da fare, per vedere a quale gruppo fisico si appartiene. A partire da subito eri un po’ scettica, perché c’erano sei domande e per esperienza quando ci sono così poche domande tu non appartieni mai a nessun gruppo e invece, sorpresa, a maggioranza le tue risposte hanno decretato che sei un tipo fisico metallo. Anche qui, però, avendo spazio e tempo, ci starebbe bene una digressione: ma com’è che quando si fanno i test, su sei risposte possibili a una qualsiasi domanda, non c’è mai quella che tu sceglieresti? E vabbe’.
Sei andata a leggere il tuo profilo e gli accorgimenti alimentari da prendere. Sulle prime ti è venuto da piangere. Poi ti sei arrabbiata. Ci credi che si dimagrisce in quel modo: non puoi mangiare niente!
Riassumendo a memoria: no caffè, no cioccolato (hai cacciato un urlo che si son crepate le pareti), no uova, no carne rossa, no latte, no farinacei, no legumi. No bevande gasate, no bevande fermentate, no formaggi fermentati (ma quali sono quelli fermentati e quali no?) Cosa puoi mangiare allora? Le alghe. Le alghe? Le alghe. E l’aglio. Il rafano. Ma si mangia il rafano? No, seriamente c’è qualcuno che mangia il rafano? Senza morire? Parli di mangiare per davvero eh, non di metterne un pizzichino su un piatto enorme. Poi lattuga, pomodori, zucca, finocchi, sedano, soia (ovviamente), riso integrale, ricotta, yogurt. Una dieta per futuri depressi cronici.
Vabbe’. Per una sola settimana tanto valeva provare.
Il primo giorno non hai bevuto caffè. Per colazione the verde, come suggeriva la dieta. Sei stata imbambolata tutto il giorno, coi processi mentali più lenti del solito, una bambagia nel cervello che non voleva andare via. Non se ne poteva proprio. Senza cioccolato poi, non è vita.
Alla fine hai ceduto. Ti alimenterai per una settimana di verdure bollite. Ma alla colazione con caffè e panettone non rinunci. E nemmeno a un cioccolatino al giorno. Uno solo, prometti. Ma che sia divino.
Così è già più affrontabile.

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I gialli della notte di Natale
L’sms misterioso
Hai ricevuto due sms di auguri da persone che non sai chi siano. Uno era di un certo Fabio (che bravo ad essersi firmato, fosse almeno servito), ti faceva tanti auguri e basta là. Perplessa hai risposto "tanti auguri anche a te" e la faccenda è morta nell’oblio. Chi sarà mai Fabio? Di più però ti ha incuriosita questo: "Ai miei strepitosi amici e favolose famiglie… Auguri di buone feste. Miki"
Chi diavolo è Miki? Sarà M o F? Oddio! E se fosse qualcuno che ti sei scopata e di cui non ti ricordi? Samantha Jones ti guarda dal basso.

Omicidio sanguinolento
La sera del 24 stavi aiutando tua madre a sparecchiare e avevi in mano un coltellaccio con la lama lunga come quella della katana dell’ultimo samurai. Ti sei voltata verso tua madre con aria minacciosa e le hai detto: "Adesso ti ammazzo! Poi dirò che non sono stata io. Il delitto della notte di Natale!"
Lei: "E se dopo ti fanno andare a Porta a Porta da Vespa? Che schifo! Fossi in te non lo farei".
Hai pensato che aveva ragione e hai messo il coltello nell’acquaio.

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Tu e il pupazzetto
Hai il pudore di non chiedergli mai come sta nessuna delle volte che vi vedete, davanti a tazze di the, bicchieri di vino e boccali di birra: vi guardate negli occhi e quando lui si distrae ti limiti a dargli una botta su una gamba, per riportarlo alla realtà, come fosse un televisore che funziona male e non un ragazzo che ha perso il padre da due settimane.
Gli chiedi piuttosto della sua fidanzata, momentaneamente a Cervinia, dai interpretazioni da amica adulta, prendi le parti di lei, mostri angolazioni nuove di certi atteggiamenti, lo rassicuri. Parlate di regali di Natale, del tuo viaggio in Giordania, del concerto dei Franz Ferdinand, lui ti fa foto e filmini col cellulare nuovo, racconta della sua cagnolina. Ti trascina fuori contro la tua volontà, ti fai bella, ridete insieme agli amici in comune. Tu ti trasformi nella ragazza dei sogni, quella che non eri quando uscivate insieme: lo fai ridere, non lo prendi in giro, gli sbricioli uno scontrino sulla testa, ti preoccupi che non abbia freddo, lo saluti con un abbraccio.
Lui, una notte, ti manda un sms in vino veritas che è piuttosto un invito e ti fa capire che certi uomini non cambiano mai.
E tu? Tu sei 75% carne (ma hai le tue cose e sei completamente insensibile a qualsiasi stimolo di accoppiamento), 20% buonsenso (e non tradiresti Stear per nessuna ragione al mondo) e 5% tentazione, che non è abbastanza per desiderare anche solo di combinare disastri in collina.
"Non mi sembrava avessi tanta voglia di andar via", ti scrive lui dopo che vi siete salutati l’ultima volta. Non sa lui, che gli basta prenderti le dita per trasformarti in sostanza liquida e incapace di intendere e di volere, ma ormai sei diventata un donnino perbene e grazie al tuo 75% di indisposizione gli rispondi con una battuta sugli ospizi e che non se ne parli più.
Fino alla prossima volta.

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Appuntamenti, pacchetti da scartare, pranzi, vini, carne, ravioli in brodo, lasagne, panettoni, torroni, pane alle noci, due maglie nuove, serate, birra, risate tra donne, un bicchiere di vin brulee, troppo cibo, troppo tutto. I parenti con le dovute dosi. L’ultima puntata di Desperate Housewives da vedere in videocassetta appollaiata sul divano, le riviste patinate della Fulvia da sfogliare con la massima pigrizia, sms di auguri e ne manca uno all’appello, ma forse è meglio così. Troppo caldo e troppo freddo. Una dimenticanza grave, ma la sai solo tu.
PIù tante altre cose. E anche per quest’anno il Natale finalmente te lo sei lasciato alle spalle.

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Nostra signora del Radiobus
Di ritorno da casa di Meg, sei in fiduciosa attesa alla fermata del Radiobus. E’ che già hai i polmoni girati perché invece che darti la fermata sotto casa sua come avevi chiesto, ti hanno mandato in Viale Monza, in più il mezzo è in ritardo e l’insegna luminosa che si vede tanto bene da piazzale Loreto segna +3 e dentro il tuo piumino la senti tutta la scarsità di quei miseri tre gradi che ti tagliano la faccia. Le auto sfrecciano per viale Monza e ti passano accanto sollevando i lembi del tuo piumino, nessuna di loro rallenta vicino a te e non sai se rallegrartene o restarci male.
Arriva con quindici minuti di ritardo, il tuo Radiobus e ti accoglie con tutto il suo calore. "Prossima fermata: Stazione Centrale", bercia il satellitare con quella sua improbabile pronuncia meridionale*
Autista: Lei sa arrivare a casa sua da qui?
Tu: Be’, ora che ha girato di qua veramente no. Ma non dobbiamo andare in stazione?
Lui: No, perché era la discesa di una persona che non è salita, solo che non si riesce a cancellare una fermata.
Ah. Bel sistema. Lo stesso che poi cerca di farvi girare dentro una strada a senso vietato e subito dopo dentro il cortile di una chiesa.
E’ così che comincia la chiacchierata col giovane autista. Che racconta: "C’è un altro rapporto con i passeggeri, sul radiobus, rispetto ai mezzi normali. Si è in pochi, si chiacchiera. Io poi ho le mie vecchiette che mi coccolano"
Tu: Ma va’? Le vecchiette?
Lui: Sì, vanno a ballare, la sera, mi portano le caramelle
Tu: Dai! Che carine! E che arzille!
Lui: Sì sì, sono simpaticissime. Pensa che stasera sono andato a prenderne quattro: quattro amiche che andavano a ballare. L’ultima che è salita, non l’avevo mai vista, mi ha dato un pacchetto e mi ha detto: "Anche per lei è Natale!"
Tu: ti ha fatto il regalo?
Lui: Guarda, ero imbarazzatissimo. Tra l’altro un regalo bello: una cravatta di seta, che non l’ho neanche potuto neanche scartare subito perché stavo guidando…
Ma pensa. Che amore di clienti.
E che amore di autisti: il tuo non ti lascia alla fermata concordata dal programma, che è lontana e tu hai i tacchi, ma all’incrocio della tua via.
Buon Natale anche a lui.

* sarebbe improbabile anche se fosse settentrionale eh. Trovi inadeguata ad un satellitare una qualunque inflessione dialettale

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