Archivi del mese: novembre 2005

Sei in profumeria a baloccarti quando ti squilla il cellulare. E’ l’amico Metroicon, che ti propone un aperitivo. Ha una voce strana, sembra titubante e tu ti affretti ad accettare, un po’ per lo spavento della telefonata improvvisa, un po’ perché sai che i suoi ritmi lavorativi gli concedono raramente questi svaghi e che l’attimo va colto immediatamente.
Quando vi vedete in Moscova lui ti spiega che il tono della telefonata era dovuto al fatto che sembrava improvvisamente che tutti i suoi colleghi si fossero messi ad origliare la conversazione e ti tranquillizzi subito.
Vi fate accogliere dal calore e dal ricco buffet del Bento Bar, a riconfermare per l’ennesima volta, in caso ci fosse bisogno, che il sushi non fa per te, né ora né mai, anche se adori l’atmosfera dei locali jap. Sorseggiate due cocktail etnici dal sapore inusuale e in breve siete già piegati sul tavolo dalle risate per battute che fanno ridere solo voi. Siete due comici incompresi.
Chiacchierate e ridete per un paio d’ore, poi vi decidete ad abbandonare il tavolo, già prenotato per la cena e fuori dal locale venite inseguiti da un ultimo tramezzino. Vi attardate a scambiare due parole con le nuvolette di vapore acqueo che vi escono dalla bocca e infine vi salutate.
Verso le dieci e mezza arriva Stear a casa tua, reduce dal servizio allo stadio, mezzo congelato e affamato. Gli prepari la cena, ti accoccoli sulle sue ginocchia e per questo martedì la palestra è saltata.

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Lusso, tulle e profumi
Domenica tu e Stear siete finalmente entrati da "10 Corso Como" (altrimenti detto "io corso como") a curiosare un po’. Onestamente sulle prime eri un po’ timorosa, che da lì uscivano donne vestite tutte Gucci e Versace, poi ti sei ricordata della nonchalance con cui eri entrata da Colette a Parigi e te ne sei fregata. Solo che per te è sempre facile sentirti inadeguata a tutto e non appena varcata la soglia ti sei immediatamente sentita una piccola fiammiferaia provinciale e con le mani sporche. Gironzolavi tra gli abiti appesi agli ometti, in soggezione, non osavi toccare nulla per timore che arrivasse una sollecita commessa arcigna a domandare: "Posso aiutarla?" con aria sdegnosa. Invece non arrivava nessuno, hai gironzolato tra le grandi firme della moda: scarpe, borse, abituzzi inconsistenti. E poi la sala della profumeria di nicchia, dove vorresti portare l’amico Metroicon, hai provato il profumo di Prada, occhieggiato boccette e rossetti, finché non sei arrivata all’espositore dei vibratori, tutti colorati e luminosi e ora sai che vuoi tornarci perché quella vetrina era troppo affollata e non sei riuscita a guardarla con calma.

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Stamattina avevi pronto un post leggero su "10 Corso Como", tutto trine e lussi e profumi.
Ma poi sono successe delle cose sul lavoro che ti hanno fatto cambiare idea, ti hanno levato ogni motivazione, sei stanca di tutto e vorresti passare la giornata chiusa in bagno a piangere.
Tu vuoi trovare soluzioni, non qualcuno a cui dare la colpa.
Ma forse sei troppo rivoluzionaria.

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Ci sarebbero tante cose da raccontare di questo finesettimana appena trascorso, ma c’è un episodio che non ti molla i pensieri e la sensazione ti ha seguita per tutte le tre giornate. Non riesci proprio a liberartene.
Venerdì, nonostante lo sciopero dei mezzi incombente e le minacce di maltempo ti sei trovata con un amico giornalista a prendere una cioccolata. Eravate nel locale a chiacchierare ed è entrato un venditore di rose. C’erano altre presunte coppie nel locale, ma non si sa perché, il tipo ha insistito con la sua mercanzia solo con voi, che avete più volte cercato gentilmente di declinare. Tra i suoi "per favore", il venditore ha anche inserito ad un certo punto la frase "voi siete ricchi e io povero", che da allora non ti ha più abbandonata. E che se è vero che voi non siete ricchi è così che vi vede lui e forse per i suoi standard voi lo siete davvero. Alla fine l’amico giornalista ti ha comprato la rosa, Stear l’ha vista e non ha fatto parola, il fiore è ancora vivo e vegeto nel suo vaso troppo grande e tu hai cambiato l’acqua e accorciato il gambo tutte le sere.
E hai continuato a pensare a quella frase, come a quella del venditore di libri africano, che cercava di spiegarti mentre camminavi, che lui quei libri li vendeva per vivere, erano una specie di suo riscatto, che i libri erano belli e utili eccetera. E poi la venditrice cinese di carabattole luminose, sabato nel locale, che deve aver patito freddo tutta la sera, poverina, mentre portava in giro la sua mercanzia di locale in locale, facendosi probabilmente prendere in giro dai vari avventori per la kitcheria dei vari oggetti.
Chi c’è dietro questi poveri venditori disperati? Chi si arricchisce alle spalle degli immigrati, venuti in Italia in cerca di speranze e ritrovatisi con una gigantesca polaroid al collo e un grosso mazzo di rose in mano? Perché non se ne occupa il famoso giornalismo d’inchiesta?

PS: Lo sai che dietro i venditori di libri c’è Terre di Mezzo che in realtà si prodiga seriamente per i venditori di strada, ma gli altri?

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Cronaca di un acquisto difficile
Ieri sei andata in Rinascente a comprare il regalo di nozze di Meg. C’eri già stata sabato, avevi scelto l’oggetto, ieri sei passata solo a perfezionare l’acquisto. Premessa: Meg ha fatto la lista nozze in Rinascente, ma poiché convive da anni, in lista c’erano solo oggetti di piccola entità. Tu, che sarai una delle testimoni della sposa, non volevi ridurti a regalarle un servizio di Tupperware, così hai deciso di fare di testa tua e hai preso agli sposi un regalo proveniente da un altro reparto.
La commessa, pettinata con una pannocchia sulla testa, è stata gentilissima e ti ha accompagnato su e giù per tutto il piano per soddisfare le tue esigenze.
Siete andate insieme alla cassa con il voluminoso oggetto. Proprio a causa dell’ingombro hai suggerito: "Visto che gli sposi hanno fatto qui la lista nozze, posso far mandare loro a casa il dono insieme agli altri regali?" La gentilissima commessa ha trovato l’idea fattibile, ma la cassiera ha cominciato a fare tante di quelle difficoltà, con un grugno tale (le cassiere del GS sono molto più affabili), che ti sei risolta di portare a casa il regalo e a farglielo avere poi per conto tuo.
"Vuole che Le facciamo il pacchetto?" ha chiesto poi la sempre gentilissima commessa. E ti ha accompagnata fino al gabbiotto dell’impacchettatore. C’erano altre persone davanti a te, la commessa ha passato la cofezione al tipo attraverso il pertugio e ti ha salutata, tu ti sei messa in coda. In quel mentre ti ha telefonato tua madre.
Intanto che tu eri al telefono anche quelli arrivati dopo di te ti sono passati davanti, ma non è che la faccenda ti infastidisse, è solo che tutti andavano via con il pacchetto argentato e così tu hai interrotto la telefonata per dire al tipo: "Guardi che però a me la carta natalizia non va bene"
Lui (seccato): "Allora deve aspettare che me la portino! Io qui ho solo questa!"
Tu: "Va bene. Quanto ci vorrà?"
Lui: "Non lo so! Me la devono portare".
Ma lui aveva chiesto che gliela portassero?
Hai concluso la telefonata, lui ha confezionato altri pacchetti. Poi ti ha aggredita: "Allora signora, cosa vuole fare con questo pacco?"
Tu: "Ma io le ho detto solo che non lo volevo con la carta natalizia, quando Le portano l’altra carta?"
Lui: "Ma se Le ho detto che non ce l’ho l’altra carta! Se non ce l’ho non ce l’ho!"
Tu: "Va bene, mi ridia l’oggetto, ci penso io". Te lo sei ripresa e te ne sei andata, mentre quello ti strillava dietro, tutto scocciato: "Insomma! Io gliel’ho detto subito che non avevo la carta, come facevo…"
Alla faccia della cortesia.
Una maleducazione tale il primo grande magazzino d’Italia non dovrebbe potersela permettere. Con te, di certo era l’ultima volta che succedeva.

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Comunicazione di servizio
Da quando il server aziendale ha messo in funzione i nuovi firewall non puoi più accedere a determinati siti, che sono prima di tutto quelli di posta elettronica (quindi tutti quelli che ti hanno scritto ora sanno perché non riceveranno risposta) e poi alcuni blog tra cui il tuo (ma per fortuna "ti leggi" dal pannello di controllo) e altri evidentemente pornografici che, nonostante siano tra i tuoi link, non potranno più essere visitati e commentati e sono:
keep your friends close, eccetera;
comavigile;
sex and naples;
donna per caso;
metroprive;
plastic toy.
Hai un sacco di amici sporcaccioni.

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Tu e i tuoi colleghi ascoltate musica diversa. Loro in genere preferiscono vecchie canzonacce da Sanremo, Pupo, Caterina Caselli, roba così. Tu li lasci fare per amore di democrazia, ma quando si mettono a canticchiare Povia non puoi sopportarlo e li minacci: "Guardate che vi metto i Franz Ferdinad a tutto volume!" Loro rispondono invariabilmente: "Chi?!???" e la faccenda ti smonta un sacco.
"Ma come!", rispondi, "Sono il fenomeno musicale del 2005!"
"Mai sentiti!" commentano in coro. La scena si è ripetuta identica già almeno una mezza dozzina di volte e ti deprime renderti conto che il fenomeno musicale dell’anno sia sconosciuto ai più. Che razza di fenomeno sarebbe?
Queste le premesse.
L’altro giorno il signorino Acido_R aveva citato in un post una vecchia canzone che a te piace moltissimo. Così ti sei fatta mandare l’mp3 da lui. Hai montato le casse nuove, regalo di un fornitore e a tutto volume hai fatto partire "Ma l’amore no" di Alida Valli. I tuoi colleghi, al sentire una canzone tanto vintage a momenti sono caduti dalla sedia ed è partito un coro di proteste.
"Ma come!", ha esclamato il collega Serpe balzando in piedi, "Proprio tu ascolti questa musica?"
E tu: "Mi concedi questo ballo?"
Così in mezzo all’ufficio avete improvvisato una sorta di valzer.

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