Archivi del mese: giugno 2005

In ufficio siete addivenuti a questo utilissimo concetto: "La bustaia fa i busti; il bustaio fa le buste".
Non è una battuta, non è una metafora, non ha una morale.

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Torni a casa da un aperitivo nel parco con Drew. Nel quartiere multietnico dove vivi c’è la festa "Riso e Sorriso", coi negozi aperti fino alle undici. Un cantante cinese stonato e con la pancia, canta hit cinesi che probabilmente non sono sue, ma le ragazzine gli si attorniano sorridenti in mezzo alla strada. E’ un successo. Non c’è più Marc Jacobs nello spazio espositivo, ma un’associazione di quartiere che presenta il suo programma, coadiuvato da immagini e da un complesso musicale genere casa occupata. Ti regalano una gerbera di un bell’arancio squillante. Tu leggi i programmi e ti sembrano delle buone idee.
Sono quasi le nove, fa fresco ed è ancora chiaro, un buon momento per passare in profumeria. Dentro un gruppetto di trans sudamericani sta provando con entusiasmo il nuovo profumo di Dior. Se ne vanno allegre e cariche di sacchetti, facendo tintinnare una gran quantità di bracciali.
"Tornate anche di giorno!", le saluta la commessa.
Tu spendi una cifra inverosimile in profumeria, te ne vai con un sacco formato famiglia pieno di campioncini a farti una bella doccia rinfrescante.
Di tanto in tanto ti sporgi dalla finestra a curiosare il traffico della via e ascoltare qualche hit cinese.
Verso le dieci poi, il silenzio. Ti affacci nuovamente alla finestra: sta diluviando.

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Vai a fare un ritiro del gruppo di acquisti con in tasca solo cinquanta euro tutti interi. Mica puoi pagare un chilo di pesche con cinquanta euro. Non è un bel modo di presentarsi. Così, scesa dal tram, ti metti a cercare un’edicola dove comprare qualcosa che ti permetta di cambiare la banconota. Ti incammini tra queste viette traverse e parallele di Corso Sempione numeri bassi: un universo sconosciuto e inimmaginabile. Case basse, alberi, ombra, rampicanti su palazzi di altri secoli, glicini fioriti, perfino la temperatura qui è diversa e più vivibile. E camminando, finisci in una via che riconosci immediatamente a distanza di 7 anni: la vietta del primo bacio con l’ex amante storico. Sorridi con la tenerezza di allora, quando non sapevi se ci sarebbe stato un seguito, la via porta il nome di un architetto del quindicesimo secolo e sotto ci passano i treni delle Ferrovie Nord.
Di edicole neanche una traccia. Nessuno legge i giornali qui? Forse sono tutti abbonati. Neanche un negozio, nemmeno un panettiere, ma non mangiano neanche il pane? O forse se lo fanno in casa, come le signore del gas, da brave massaie borghesi del ventunesimo secolo. Tu no. Tu il pane non lo mangi, si fa prima.
Alla fine di edicole non ce n’è, ma trovi un bar, dove compri una bottiglietta d’acqua e cambi la banconota.
Meg è passata a ritirare le sue pesche prima di te e ti ha lasciato un libro in consegna. Tu sei lì col tuo, il suo e quello che avevi portato per lei ma non vi siete viste.
"Lavori in una libreria?" ti chiede la signora.
"Magari!" rispondi tu sognante, raccattando volumi e frutti profumati.

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"Grazie, gli dico io, volentieri, e restiamo lì ancora cinque minuti a bere un caffè e ci guardiamo tranquilli in un’estraneità piena di attenzione e di buoni odori quelle cose che posson succedere solo al mattino."      (Paolo Nori)

Hai finito il caffè in casa, ma hai fatto tardi comunque stamattina, così non ti sei potuta fermare in Torrefazione a prenderlo. Sei arrivata alla fermata e la segnalina dava 7 minuti di attesa per il tuo tram. A saperlo ti fermavi in Torrefazione. Ma poi è arrivato un tram che non era il tuo, ci sei salita, sei scesa due fermate dopo e sei entrata in un bar carino. Dentro un barista giovane, con le spalle larghe e un bel sorriso ti ha dato del tu e preparato un caffè buono. Poi sei andata alla tua fermata e del tram non c’era traccia, hai dovuto fare un percorso alternativo e sei arrivata un  po’ tardi, però con in mente il sorriso dolce e le spalle larghe del barista giovane.
Dopo in ufficio ti è venuto il nervoso e hai scordato tutto il buono del tuo cambio di programma.

Hai due nuovi campioncini di profumo: uno si chiama Wake-up, l’altro Happy Hour. Happy Hour ti piace di più di Wake-up. Del resto, il risveglio non è mai un momento felice.

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Né George né Brad si offrono di accompagnarti a casa, ma a te non dispiace davvero, ti spiace molto di più per il 4 che non si ferma mentre tu lo insegui stremata. E alla fermata di via Mercato i tempi di attesa degli altri tram sono ALTERATI, che in italiano corrente significa infiniti. Ti adatti a guardare le vetrine, nel caldo infernale di questa mezzanotte milanese, mentre i tram arrivano solo alla fermata opposta. Di là c’è un gruppo di ragazzi in età universitaria, sono una decina e caciarano allegramente con inflessione meridionale. Ti sentiresti più tranquilla se fossero alla tua fermata.
Di fronte a te un ragazzo ti fissa. Ti fissa perché sei una donna sola e vestita carina a quell’ora di notte? O ti guarderebbe comunque? Il suo tram arriva e il tuo interrogativo se ne va.
Passano alcune macchine, due ragazze ti chiedono la strada per l’Old Fashion. Alla tua fermata arriva un ragazzo vestito da ingegnere che traffica col telefonino. Ha un bel profilo, la sua aria perbene ti mette tranquillità.
Passano alcune coppie di stranieri. Passa il tempo. Solo il tram non passa. Il caldo ti assale la pelle sotto i capelli, il collo, le spalle.
Poi finalmente l’elefante verde arriva cigolante e gelido di aria condizionata. Te lo saresti aspettato più affollato. Non c’è la brutta gente che ci si immagina, non ci sono gli stupratori, i ladri e gli assassini: ci sono le stesse persone che si vedono in giro di pomeriggio. Una ragazza cinese carina, con maglietta bianca, gonna azzurra, borsa lilla di Hello Kitty e sandaletti verdi, scende una fermata prima della tua. Alla tua fermata scendono tre ragazzi ridanciani. E’ tutto proprio come di pomeriggio.
Infatti appena arrivi a casa ti fai una doccia veloce. E’ l’una e venti.

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La sfiga ti accompagna, ma non come la banale nuvoletta di Fantozzi, quanto piuttosto la nuvoletta con lampi e fulmini che alberga sopra la casa della famiglia Addams. Anche quella a rotelle della corsa più pazza d’America. No, è lo stesso, solo ha più stile.
I metereologi, che il diavolo se li porti, dicevano che sabato sarebbe stato bello. Tutti tranne quelli di meteo.it, che però indicavano nuvolo.
Invece a Loano ha piovuto. Nell’unico sabato in cui tu e Stear avevate deciso di andare al mare. E ormai eravate là. Chi è che si porta l’ombrello quando va al mare? Al massimo l’ombrellone. Tu, a ripararti avevi solo la crema protettiva SPF 6. Vabbe’ che i raggi passano lo stesso, ma era poco utile.
Così avete ripiegato su un giro tra negozietti e forni e siete finiti a fare un piccolo aperitivo vista mare. E il rientro a Milano vi ha visti stremati e incapaci di uscire di casa anche solo per comprare un gelato.
Domenica invece era una giornata bellissima, col cielo azzurro come lo disegnano i bambini e un bel sole giallo. Una giornata ideale per andare in piscina, devono aver pensato in coro tutti i milanesi rimasti in città. Così, per non inciampare nella folla, tu e Stear vi siete dovuti arrangiare con una brutta piscina di periferia che però aveva un bel giardino pieno di alberi dalla chioma frondosa (che razza di aggettivo è frondosa?).
Caldo. E noia. Niente bar, niente musica, poca gente. Alle cinque avete sbaraccato e ve ne siete andati al Bar Bianco a fare l’aperitivo. Siete arrivati giusto in tempo, prima che si riempisse di folla. Dopo un Negroni sbagliato molto sbagliato e varie cucchiaiate di cus-cus vi siete trascinati sotto le pale del ventilatore. Insieme state sempre bene. E anche annoiarti accanto a lui ti pare un bel modo di passare il tempo.

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Domenica radio e televisione annunciano l’avvio della settimana della moda uomo a Milano. Accanto a casa tua c’è lo show room temporaneo di Marc Jacobs e tu non puoi andare a vederlo. Sarà la terza volta che lo fanno.
"Ma la tua zona è abitata da modelli e modelle?" domanda Stear.
"Da sole modelle", rispondi tu acida.
Venerdì ne hai viste due al supermercato. Alte, brune e con un viso bellissimo: grandi occhi scuri, labbra tenere, pelle liscissima. Una delle due è magra, l’altra è scheletrica. Osservi curiosa la loro spesa sul nastro della cassa: un po’ di frutta, una confezione di cracker. Per una volta, invece che invidia ti hanno fatto tristezza.

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