L’inutilità della vita ti appare ancora più chiaramente quando vai dal parrucchiere e ne esci cozza esattamente come ne sei entrata.

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Com’è difficile comunicare in modo semplice

Va bene, la vita è uno schifo e alla fine muori, ma nel frattempo non si potrebbe imparare a comunicare in modo più decente?

Di recente A2A (l’azienda fornitrice di elettricità e gas nell’area di Milano) ha fatto un grande lavoro di semplificazione della bolletta. Li hai trovati bravi e brillanti nell’idea: benché non ti sia mai stato difficile neanche prima capire quanto dovevi pagare e quando, adesso basta uno sguardo per avere in testa le informazioni principali. Peccato però che poi uno volti pagina e la volenterosa A2A gli suggerisca di scegliere tra le tre fasce di consumo quella a minor costo. Da nessuna parte sul foglio sono però indicate le fasce orarie, quindi per il cliente è impossibile sapere quando ha consumato di più, a meno magari di non cercare altrove (sul sito, supponi, o sul contratto queste informazioni ci saranno). Bravi ma con riserva.

Di tutt’altro tenore sono le comunicazioni delle Agenzie delle Entrate. Tanto varrebbe che fossero direttamente scritte in aramaico. Il contribuente moroso si vede recapitare a casa una busta criptica con indicati dei codici tributo senza che da nessuna parte sia presente una legenda che faccia capire a cosa facciano riferimento, cosa non avrebbe pagato e perché. La lettera misteriosa è anche accompagnata da un testo che dice pressappoco: “Se ritieni che quanto ti scriviamo non sia giusto, prendi appuntamento per andare nei nostri uffici con tutta la documentazione del caso per rivedere la pratica”. Ma se non sei d’accordo su cosa? E che cavolo di documentazione porti se non hai capito cosa non hai pagato? E per di più ci devi anche perdere mezza giornata? Già pagare le tasse non è bello, perché deve essere anche uno slalom per fiscalisti? Poi hai telefonato al numero indicato nella lettera (che però nel 2016 è raggiungibile solo da telefoni fissi, no comment) e ti ha risposto un sant’uomo che ti ha spiegato in maniera semplice cosa c’era che non andava.

Dopo hai pagato con l’F24. Probabilmente l’Agenzia delle Entrate si crede di essere all’avanguardia, mettendoti l’F24 nella busta, così devi semplicemente consegnarlo nella tua filiale di banca. Nel 2016, porca pupazza, chi ce l’ha il tempo di andare in filiale? La gente della tua età usa la banca online. Hai dovuto fare l’F24 tre volte, c’era sempre qualcosa che non andava. Ma un cavolo di QRCode, che si inquadra col cellulare e si è pagato, nel 2016, no? Troppo futuristico? E’ ora di uscire dall’età della pietra. Uffa.

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Grazie

Grazie a tutti i lettori che si sono presi la briga di scriverti nei commenti quale fosse per loro il senso della vita. Non era una domanda facile, però ti sono arrivate risposte intelligenti, ragionate, piene di buon senso, ma anche di delicatezza.

Per te la vita non ha mai avuto senso. Eppure hai anche sempre saputo che non c’è bisogno di un senso per vivere: basta guardare i gatti. Non vivono bene anche senza interrogarsi sul senso della vita?

Però ultimamente ne senti un po’ la mancanza, sarà che hai troppo tempo per rimuginarci sopra, ti occorrerebbe più lavoro (chi l’avrebbe mai detto che l’avresti invocato?).

L’altro giorno, in un telefilm senza pretese, parlando di una vittima di omicidio molto attiva nel volontariato, si diceva: “Era una che faceva la differenza”. Ora, senza andare tanto lontano, tu non fai nessuna differenza. Che ci sia tu o qualcun altro, in qualsiasi dei ruoli che occupi, non fa nessuna differenza. Anzi, spesso sospetti che in certi ruoli sarebbe molto meglio che ci fosse un’altra. Questo a volte ti affligge, a volte no (in fondo la maggioranza delle persone al mondo non fa la differenza). Tuttavia niente fornisce risposta all’inutile domanda: “Che ci faccio qui?”

 

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Sondaggio

Vorresti sapere dai tuoi lettori (se hanno voglia di risponderti) se per loro la vita ha senso. E se sì, cos’è che dà senso alla loro vita.

Grazie.

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Attendi una mail con lo stesso desiderio e la stessa trepidazione con la quale da più giovane attendevi le telefonate dei tipi che ti piacevano. Esattamente come allora sapevi che non sarebbe arrivata nessuna telefonata, oggi sai che non arriverà nessuna mail. Però non puoi fare a meno di sperarci.

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La tua capa dev’essere l’unica al mondo che quando ti cazzia dopo tu la ringrazi.

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Preferiti febbraio 2016

Non ce lo si aspettava proprio, ma sembra che i preferiti siano rimasti l’unica certezza su questi schermi. Quindi, in mancanza di meglio, eccoli qui.

  • Genova. Non ci eri mai stata e ti è sembrata bellissima, ha superato di molto le aspettative.
  • La focaccia.
  • “L’estate del cane bambino” di Tofanello/Pistacchio e “Il grande animale” di Di Fronzo. La letteratura italiana non è morta.
  • La mostra fotografica “War is over” alla Forma, insieme a Stear, per sfruttare un suo biglietto giornaliero del tram.
  • Trovare “I pescatori”, finalista al Man Booker Prize, appena pubblicato nella sezione “nuovi al 40%” del Libraccio.
  • Una serata carbonara a parlare di libri.
  • L’ombretto in crema “Bakery” di Nabla.
  • Il blush in crema 04 della collezione Romantic Rebel (o era Rebel Romantic?) di Kiko. Non riesci più a usare nessun altro blush.
  • “Pasta madre” di Riccardo Astolfi. Hai già fatto due ricette, che per i tuoi canoni sono un sacco.
  • La torta di carote, fatta da te, con mille varianti di ricette diverse.

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