Meglio tardi che mai: i preferiti di marzo

Si è quasi a maggio, ma ci sono certi preferiti che non hanno stagione. Eccone alcuni:

  • il bookpride, gli amici incontrati, i libri comprati e ricevuti in regalo, gli editori intervistati, gli stand, l’atmosfera, tutto. Vuoi un altro bookpride tipo adesso.
  • la raccolta di racconti “Persone care” di Vera Giaconi: rapidi, affilati, scomodi. Brava Vera.
  • Too Good to Go finalmente arrivato a Milano e la tua pasticceria preferita ne fa parte.
  • Il film “Il professore e il pazzo”.
  • Il lipchubby mat lipstick di Debby nella tonalità 20 bordeaux comprato a novembre dell’anno scorso.
  • Non aver comprato né makeup né abbigliamento (sì, hai comprato libri, ma era il bookpride!)
  • I pranzi con l’amichetta yukiko e quelli con l’amica Meg
  • La cena in quel posto nuovo pieno di piante con Meg
  • Il curry di mango che hai fatto tipo 200 volte ed è entrato come piatto fisso della vostra cucina.
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I preferiti di febbraio

Libri, film, luoghi e cose.

  • La ballata di Adam Henry di Ian McEwan (a McEwan si perdona tutto, anche le trame un po’ tirate per i capelli verso il finale, perché ha una scrittura così fluida che poi tutti gli altri sembrano analfabeti).
  • La serata al cinema segreto con il film “Prendi i soldi e scappa” di Woody Allen.
  • Lo smalto di Astra color salmone che ti ha regalato tua madre.
  • I The Pills. Sei drogata dei The Pills. Come hai fatto a vivere fino ad ora senza sapere chi fossero i The Pills?
  • Tatort che è una serie poliziesca austriaca anche niente di che, ma è una voce chiara e forte contro i populismi, una volta si diceva che i gialli erano il nuovo romanzo sociale, più romanzo sociale di quello in giro non ne hai visti.
  • Il canale booktube “Insert literary pun here”, vorresti che facesse più video, vorresti essere lei.
  • La tua nuova borraccia di alluminio con su gli elefanti.

Anche a febbraio non hai comprato libri e non hai comprato rossetti. A dire la verità a febbraio non hai comprato quasi niente, sei davvero fiera di te.

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Un altro negozio alla spina a Milano

Una cosa che forse non avevi ancora raccontato è che tu hai il parrucchiere ad Affori, vicino a dove tu e Stear abitavate prima. Poiché dici sempre che il parrucchiere è l’uomo più importante nella vita di una donna e visto che con questi ti trovi benissimo, hai scelto di non cercare un parrucchiere vicino alla casa nuova, ma di continuare ad andare lì anche se devi cambiare due metropolitane (e che sarà mai, certe ragazze trasferite a Milano hanno addirittura ancora il parrucchiere nella loro regione di origine!)

Lì ad Affori, a pochi passi dal tuo parrucchiere, c’è un negozio Effecorta. Effecorta sta per “filiera corta” e i prodotti sono venduti alla spina. Il concetto quindi è anche che i prodotti arrivano da vicino, anche se non hai indagato con i gestori su questo aspetto. Lo spazio ti è piaciuto ancora di più del Negozio Leggero, che pure è un luogo delizioso. Effercorta in realtà ha un’aria più casalinga, meno pettinata e forse più adatta al quartiere, rispetto al Negozio Leggero che pare una boutique. I gestori hanno un’aria molto familiare, sono super gentili e disponibili, ti hanno lasciata gironzolare in tutta tranquillità e solo quando ti hanno vista un po’ spaesata ti hanno offerto una mano. La signora ti ha pesato la tara mille volte per consentirti di mettere i vari semini del pane in un unico sacchetto e i prezzi ti sono sembrati più economici.

Certo, il Negozio Leggero sembra avere un’offerta di the molto più ampia (infatti quando deciderai di comprarne sarà lì che andrai), ma all’Effecorta hanno anche un po’ di ortofrutta e soprattutto vendono anche i prodotti per la cura del corpo alla spina. Bagnoschiuma, shampoo, balsamo, non sarai obbligata a usare quelli solidi (anche se con lo shampoo ci stai provando, con risultati che racconterai più avanti) e nemmeno a utilizzare poco pratiche bottiglie in vetro (quelle vendute al Negozio Leggero), ma riutilizzerai i contenitori che già possiedi, una volta che avrai terminato quello che contengono.

Altro dettaglio da non sottovalutare, ma prettamente personale: il negozio è sulla strada per la casa dei genitori di Stear, quindi puoi sempre approfittare di questo aspetto per farti accompagnare o passare a prendere (meglio la seconda, se hai i sacchetti pesanti).

Nel prossimo articolo, una disamina sugli errori da cui stai imparando.

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Troppo buono per buttarlo via

L’altro giorno hai visto un video della tua nuova youtuber preferita (Sustainably Vegan) che provava una app inglese: si chiama “too good to go” e ha l’obiettivo di evitare che venga buttato del cibo.

Infatti purtroppo a fine giornata molti ristoranti/gastronomie/panetterie eccetera finiscono per buttare il cibo invenduto benché ancora commestibile. Secondo la FAO circa un terzo della produzione alimentare finisce per essere buttata: uno spreco spaventoso in un mondo dove milioni di persone non hanno niente da mangiare. Chiaramente questi rifiuti non provengono solo da ristoranti o supermercati, ma è pur vero che lo spreco alimentare affligge la nostra società in maniera spaventosa.

Al di là di quello che tutti voi finiscono per buttare nella propria spazzatura personale perché scaduto, perché ne è stato comprato troppo o simili, che tutti voi (tu per prima) dovreste cercare di limitare il più possibile, certamente uno dei grandi problemi è costituito da ristoranti. Fortunatamente in Italia molti supermercati collaborano con associazioni di beneficienza che ritirano gli alimentari prossimi alla scadenza, ma questo difficilmente può succedere con la rosticceria sotto casa o con la pasticceria all’angolo.

Ecco allora che può tornare utile “too good to go”. Sulla app si prenotano (e pagano in anticipo) gli “avanzi” del ristorante o negozio scelto e all’ora stabilita (in genere l’orario è vicino alla chiusura) si ritirano. Il costo varia dalla metà a un terzo del prezzo originario, perché altrimenti quel cibo sarebbe stato buttato, d’altra parte non si può sapere cosa si riceverà (probabilmente però ci sono filtri per eventuali allergie/preferenze alimentari).

Ovvio, bisogna organizzarsi: magari il locale non è dietro l’angolo o l’orario non è dei più comodi. E bisogna avere lo spirito di accettare quello che si trova. Però: ci guadagna l’ambiente perché il cibo non viene buttato, ci guadagna il venditore perché altrimenti non avrebbe ricavato nulla da quel prodotto, ci guadagna ci compra perché spende molto meno.

Insomma, un’iniziativa favolosa. Sei andata immediatamente a scaricare la app. E ovviamente non è disponibile in Italia, anche se si trova invece in altri Paesi (Germania, Francia, Svizzera, Olanda…). Allora, tristemente, ti sei limitata a commentare il video apprezzando l’iniziativa e dicendoti dispiaciuta che non ci fosse in Italia. Ti ha risposto direttamente lo staff di “Too good to go”: dovrebbero sbarcare a Milano ad aprile!

E’ una notizia di cui sei molto felice, speri che la useranno in tanti, contribuendo così a diminuire, ciascuno nel proprio piccolo, la grande quantità di rifiuti che ci assedia. Tu non vedi l’ora di scaricarla.

A proposito, per chi fosse interessato: cercano commerciali a Milano 🙂

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I preferiti di gennaio 2019

E tornano perfino i preferiti del mese (per ora)!

  • Edimburgo, visitata proprio a inizio anno, una città deliziosa come un giocattolo, incredibile non esserci stati prima
  • Chilean Electric di Nona Fernandez
  • Il metodo Kominski (su Netflix)
  • Sustainably Vegan: lei, le cose che dice, la luce nei suoi video, la sua voce, tutto
  • La torta mais e mandorle (la prima che hai fatto è durata 24 ore)
  • Il calendario da tavolo che ti sei fatta da sola con le foto dei viaggi
  • Prenotare due voli aerei per i prossimi mesi
  • La cripta di San Sepolcro
  • Il gruppo facebook “Exploreading”

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La spesa al negozio leggero

A Milano c’è un negozio leggero, significa che riducono o, se possibile, evitano gli imballaggi. Si va coi propri contenitori e si compra sfuso. Si chiama proprio “negozio leggero”, sta in via Anfossi, a pochi passi da Corso XXII Marzo e dalla fantastica libreria che vende gli Adelphi a metà prezzo (una volta però era più fornita).

Ci sei andata sabato a curiosare, non dovevi comprare niente, però alla fine hai comprato mandorle e anacardi e ti sei fatta un’idea di come funziona il tutto. Le due commesse (o sono le proprietarie?) sono super gentili e disponibili a spiegare come funziona ai nuovi arrivati.

Allora, per prima cosa il negozio non è enorme, te lo aspettavi più grande, ma in fondo ci stava tutto lo stesso. E’ un posto lindo, ordinatissimo e che mette tranquillità anche quando è pieno di gente. Nella prima sala ci sono gli alimentari: pasta, riso, legumi, frutta secca, the e spezie. Non vendono freschi. Si può andare col proprio contenitore, loro pesano la tara e si paga solo il peso del proprio acquisto. In questo modo non ci sarà nulla da buttare una volta consumato il prodotto, ma si potrà tornare in negozio col proprio contenitore e via così all’infinito. Se non si hanno i propri contenitori, al negozio mettono tutto in sacchetti di carta, che ha un basso impatto ambientale, soprattutto se correttamente differenziata.

Nella seconda sala ci sono la cosmesi e i detersivi. Per i detersivi si può andare col proprio contenitore (ho visto una signora col flacone dell’Ava), per la cosmesi no: c’è il vuoto a rendere. I prodotti liquidi sono conservati in contenitori di vetro, una volta finito il prodotto si possono riportare e comprando una nuova confezione, verrà scontato il costo del vuoto restituito (ad oggi 50 centesimi). Loro ovviamente sterilizzano e riutilizzano il contenitore e anche in questo caso non si crea ulteriore rifiuto.

Una pecca del negozio è che non ci sono i prezzi, almeno degli alimentari (o forse ci sono e tu non li hai visti), quindi è difficile farsi un’idea. Comunque complessivamente non è un luogo economico: tu hai speso quasi 20 euro per un barattolo di miele, un sacchetto di mandorle e uno di anacardi (i sacchetti te li eri portati tu da casa: quelli di plastica dell’ikea: li avevi già e comunque li riutilizzerai), ciascuno sui 150 grammi. Però pensi di tornarci lo stesso, perché la filosofia ti piace e pensi sia utile per ridurre davvero gli imballaggi e quindi i rifiuti.

Quello che ti domandi però è come sia possibile che le grandi catene di supermercati in Italia non facciano già una cosa simile, almeno per i prodotti a marca loro. L’unica cosa che hai visto tu sono le caramelle e i detersivi sfusi all’Ipercoop di Novate. Nient’altro. Ma se si può fare per le caramelle dovrebbe potersi fare per un sacco di altre cose assimilabili: riso, pasta, semi.

Obiettivo della settimana: fare questa proposta al servizio soci della Coop.

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#zerowaste va al mercato

Allora, la verità universalmente conosciuta non è solo che uno scapolo ricco sia in cerca di moglie (per chi riconoscesse la citazione), ma anche che quando sei pronta a fare un cambiamento, la cosa più difficile sarà di convincere chi ti sta intorno a sostenere il cambiamento.

Per esempio, quando hai deciso di andare al mercato portando i tuoi sacchettini di cotone iperleggero, la difficoltà non sono stati i fruttivendoli, ma Stear. Lui infatti inizialmente era dubbioso e non aveva nessuna voglia di farlo, ma fortunatamente siete andati insieme (in genere è lui il responsabile della spesa al mercato) e quindi ci hai pensato tu a chiedere ai fruttivendoli.

Com’è andata? Inizialmente con la signora del banco c’è stato un malinteso: voleva pesare la frutta nella carta e poi riversarla nel tuo sacchetto. Hai cercato di spiegarti e alla fine vi siete capite. Di conseguenza, di tutte le cose che avete comprato, una sola è stata messa nella carta, le altre tutte o dentro i tuoi sacchettini di cotone oppure libere. Il sacchetto di carta, ha detto la signora, se non è sporco o rotto glielo puoi riportare e lei lo riutilizzerà, ci sono già altri clienti che lo fanno (bravi).

Una volta tornati a casa, anche Stear era contento, anzi, avete cercato in giro se ci fossero altri sacchetti di retina (tu ne avevi reperito uno), che per questo scopo sono i migliori. No, altri purtroppo non ce n’erano, ma hai trovato un sacchetto piccolo di retina, utile per fare la spesa alla spina magari di mandorle o simili che adesso è a lavare. Insomma, soddisfazione massima.

Nel prossimo post racconterai la tua esperienza al Negozio Leggero di via Anfossi a Milano.

(ci tieni a sottolineare che l’espressione #zerowaste serve per identificare un movimento o delle azioni che hanno come obiettivo la diminuzione dei rifiuti e degli sprechi. Tu non ritieni affatto una persona che non produce rifiuti, ma semplicemente qualcuno che nel suo piccolo ha l’obiettivo di diminuirli il più possibile).

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